“Storia della resurrezione”

  • A POTENZA PRESENTATI GLI AFFRESCHI DELLA CATTEDRALE

Con la presentazione al pubblico potentino dei dipinti del pittore Onofrio Bramante, eseguiti dall’artista milanese nell’ambito della Cattedrale di Potenza, si conclude l’ultradecennale odissea di questo tempio da anni trasformato in cantiere di restauri. Qualche giorno fa sono stati illustrati ai potentini che gremivano la Cattedrale gli oli dipinti su pannelli d’oltre 150 mq. che narrano la storia evangelica culminante nel gigantesco  Cristo risorto, messaggio e chiave di interpretazione del suo discorso pittorico. In distinti riquadri avendo l’artista rinunciato all’unità della scena sono presenti l’annunzio e il precursore, la natività e il battesimo, le tentazioni e la strage d’Erode, i discepoli e la sinagoga, la passione e morte del Cristo, che risorto domina gigantesco al centro dell’abside sul coro del popolo di Dio fatto di santi vescovi e religiosi e uomini del lavoro e donne e madri protesi verso il risorto che appare così come termine ultimo della storia ed insieme il “ primogenito della nuova creazione” balzato fuori dalla storia per inaugurarne una nuova e tuttavia penetrato nella storia per fermentarla. La storia umana con la corposità degli uomini e degli eventi è plastificamente raffigurata dai tratti vigorosi, essenziali, drammatici degli uomini che nascondono dietro il volto della concretezza quotidiana l’inquietudine segreta del divino. Centralità dell’uomo e ricerca di Dio sono infatti due costanti della vita del Bramante che si è cimentato dal ’74 ad oggi in opere corali come L’Ultima Cena di Bergamo, Historia Apuliae di Ostuni, la storia della Magna Grecia e il ciclo degli Svevi  in Italia, la storia di Milano e di Lombardia ed ora con i dipinti del Duomo di Potenza. La sua tavolozza sembra preferire le tonalità terraombra che richiamano i rossigni maggesi sconvolti dall’aratro sui nostri monti brulli ed avari nelle cui zolle scure sembra compromessa la luce che esplode a tratti ad esprimere temi sofferenti. C’è nell’ opera del Bramante una plasticità vigorosa che richiama la scultura, una rapidità d’esecuzione incredibile- oltre 700 opere dal’74- una sicurezza d’intuito, insieme con un impianto centrato sull’uomo ed con un’impostazione compositiva di sapore rinascimentale, che lasciano supporre rigurgiti lontani, ricordi ancestrali nel  maestro: a guardarlo viene prepotente in mente la figura del Gioele  Milchelangiolesco  della Sistina ritratto del più illustre Bramante. In realtà il nostro pittore discende dal famoso antenato di cui porta i tratti somatici e la prepotente vocazione pittorica. Ma solo nel ’72 è approdato alla pittura come gioco, spintovi dalla delicata pittrice marchigiana Dina  Mosca sua assistente, dopo una lunga esperienza di sceneggiatore e di grafico, riscuotendo notevoli successi di critica  e di pubblico. Ai dipinti potentini s’è dedicato dal giugno e dal 6 agosto ha lavorato per collocarli in ambiente. Quel suo abituale inconfondibile tratto vigoroso e plastico, quelle tonalità severe e terrigne e quel “ non finito” suggestivo che invita a scrutare dentro i segni e oltre le forme, nell’abisde  potentina hanno –ci sembra- dovuto subire una forte attenuazione, in presenza della preesistente esuberante ed oleografica decorazione della volta, i colori si sono fatti più vivi, le forme più definite, qualche volta iconograficamente scontate, anche se  inconfondibilmente sue. Non poche perplessità persistevano in molti su quest’opera. L’abiside nuda e severa sembra miglior soluzione, e nuovi interventi erano guardati con sospetti, dopo discutibili eterogenei interventi decorativi e restaurativi degli ultimi anni, senza contare una punta d’amarezza per l’esclusione deli artisti lucani, Onofrio Bramante ci  ha riconciliati con l’arte. Il suo messaggio, affidato ora all’abise del  duomo potentino, offre all’osservatore attento spazi di stupore che sono un invito alla ricerca, come una struggente ricerca di Dio.

Gerardo Messina

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